L’impatto dei rifiuti sull’ambiente

bottiglia300Quanto costa all’ambiente la vita che facciamo? Tra sigarette, magliette e bottiglie di plastica occorrono centinaia fino addirittura a migliaia di anni per smaltire quello che usiamo.

 

 

Quello che viene abbandonato dall’uomo in natura può durare poche settimane ma anche secoli: le cose che usiamo quotidianamente se gettate senza accortezza possono avere un impatto sull’ambiente più grande di quanto immaginiamo. Dal punto di vista numerico, i mozziconi di sigaretta sono il rifiuto singolo più abbondante sulla Terra: un mozzicone senza filtro impiega 6-12 mesi per dissolversi, perché è fatto di cellulosa e fibre vegetali di tabacco ed è quindi biodegradabile. Il filtro invece è composto di un materiale chimico sintetico molto resistente e in condizioni normali, sono necessari dai 5 ai 12 anni di tempo per distruggerlo. Si stima che su scala globale, ogni giorno, ne vengano dispersi nell’ambiente più di 10 miliardi.
Resti di frutta e verdura hanno il ciclo di decomposizione più corto: un torsolo di mela impiega circa 15 giorni per decomporsi ma dipende molto dal luogo in cui è stato gettato, dal clima, dalle temperature. Per una buccia di banana occorre almeno un mese, tempo che può anche raddoppiare se viene gettata in mare.

Per la decomposizione di una t-shirt occorrono almeno 6 mesi; il cotone è il tessuto maggiormente biodegradabile ma ad esempio per la lana ci vuole circa un anno.
La degradazione delle gomme da masticare avviene in circa 5 anni: la gomma nonostante sia di origine vegetale, è un materiale difficilmente attaccabile dai microrganismi che riescono quindi a distruggerlo soltanto lentamente.

Decisamente peggio va con i sacchetti di plastica: secondo studi condotti in laboratorio occorrono minimo 20 anni per essere frammentati in micro “porzioni” non visibili. Ogni singolo pezzetto è poi però soggetto all’attacco di microrganismi e alla naturale ossidazione, che portano alla demolizione delle singole molecole. Questa decomposizione può impiegare centinaia di anni, senza contare il fatto che i sacchetti di plastica sono estremamente pericolosi in mare perché possono intrappolare o essere ingeriti da pesci e altri animali provocandone la morte.

 

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I sacchetti per le patatine sono un materiale altamente inquinante: ci vogliono almeno 80 anni prima che scompaiano dall’ambiente. Sono stati trovati dei sacchetti risalenti a più di 30 anni fa.
La degradazione della plastica è molto difficile; ad esempio per la decomposizione di una bottiglia di plastica occorrono 1000 anni perché fa parte degli imballaggi più resistenti, al riparo dalla luce può durare secoli mentre per le posate di plastica o per gli accendini “usa e getta” si stima un periodo che va da 100 a 1000 anni.

Le bottiglie di vetro vengono degradate in tempi molto lunghi, oltre i 1000 anni. Le pile sono le più inquinanti: anche se l’involucro esterno si disintegra abbastanza facilmente, il problema per questo tipo di rifiuto viene dalle sostanze tossiche che contiene, come il piombo, il cromo, il cadmio, il rame, lo zinco e soprattutto il mercurio. Una pila contiene circa un grammo di mercurio, quantità più che sufficiente per inquinare 1.000 litri di acqua. Per questo non devono mai essere gettate nell’ambiente né con i normali rifiuti ma sempre gettate negli appositi contenitori.

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