Italia alle prese con siccità cronica e caldo

siccita Mancano 20 miliardi di metri cubi d’acqua sull’intero territorio nazionale, questo è il deficit della sola stagione primaverile. L’analisi di Simone Abelli

 

 

In Italia il clima da inizio anno è stato estremamente siccitoso e caldo. Nonostante la parentesi dei primi due mesi del 2017, meno “monotoni” rispetto a quelli seguenti (gennaio globalmente gelido e particolarmente piovoso al Centro-Sud; febbraio molto caldo e particolarmente piovoso al Nord), il risultato finale non accenna a uscire dai binari: le temperature medie da inizio anno si consolidano a +0.9°C sopra la media, mentre le precipitazioni presentano un deficit di -21% a livello nazionale. “Questo – spiega Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo – significa che mediamente manca un quinto della pioggia in soli 5 mesi, in pratica la pioggia di un mese intero, condizione grave anche perché stiamo andando incontro alla stagione secca. Calcolando il deficit di pioggia da dicembre ossia da quando si è reso evidente il problema della siccità, ne scaturisce un’anomalia di -33%, pari a un terzo delle precipitazioni in meno in 6 mesi: in pratica un bagaglio di due mesi di pioggia in meno alle soglie di giugno che, in perfetta continuità con il periodo precedente, sta mostrando un’ulteriore estremizzazione di quelle preoccupanti anomalie termo-pluviometriche.

Maggio, come aprile, è stato un mese dai due volti, ancora una volta – spiega Simone Abelli – a causa della configurazione ad ampie ondulazioni delle correnti atmosferiche, molto sviluppate in senso meridiano con vasti promontori verso le alte latitudini intervallati da profonde saccature verso sud che hanno favorito diversi scambi di masse d’aria da un lato di origine polare/artica, dall’altro di origine sub-tropicale. In particolare si sono contraddistinti due periodi: da un lato i primi 10 giorni, dall’altro lato i restanti 21 giorni. Durante la prima decade l’anomalia anticiclonica nord-atlantica, ereditata dal mese di aprile, ha determinato un tipo di circolazione di stampo invernale che ha tenuto aperto un varco a favore di perturbazioni accompagnate da masse d’aria molto fredda. Infatti, l’inizio del mese è stato piuttosto piovoso e freddo, specie al Centronord, con anche delle nevicate sulle Alpi di poco oltre i 1000 metri e temperature che, soprattutto al Nord, sono scese in alcuni casi verso i livelli tipici di febbraio. Dopo il giorno 10 si è verificato un cambio repentino della circolazione atmosferica che ha visto la scomparsa dell’alta pressione nord-atlantica, sostituita da una depressione, e la risalita a più riprese verso il Mediterraneo e l’Europa del promontorio sub-tropicale, talvolta puramente nord-africano, talvolta in forma ibrida con componente medio-atlantica, il quale ha pompato in maniera più o meno efficace aria calda verso nord, in particolare verso le nostre regioni dove le temperature hanno subito un brusco balzo da valori inferiori a valori nettamente superiori alla norma. Questa situazione si è protratta fino alla fine del mese, temporaneamente disturbata dal passaggio di due perturbazioni (una fra il 19 e il 20, l’altra il 25), e caratterizzata da numerosi episodi di instabilità con temporali talvolta intensi e accompagnati anche da grandine.”

A conti fatti l’anomalia termica media di maggio è di +0.8°C, che pone il mese di maggio al 10° posto fra i più caldi degli ultimi 60 anni. “È un dato notevole – continua – visto che la prima decade è trascorsa sotto la media con -0.8°C di anomalia. Teniamo presente il fatto che ben 7 di questi 10 mesi di maggio più caldi li troviamo dal 2000 in poi.” La scarsità di precipitazioni ha riguardato in maniera più o meno pesante tutto il territorio con un’anomalia globale di -34%, ma con i valori più scarsi soprattutto sulle regioni tirreniche e sulle isole maggiori dove in alcuni casi non si sono verificate piogge, o al massimo si è avuto un solo giorno piovoso in tutto il mese. Nell’ambito della serie degli ultimi 60 anni si posiziona al 11° posto fra i mesi di maggio più siccitosi.

Primavera 2017, la 2° più calda e la 3° più secca degli ultimi 60 anni

Primavera siccita

Deficit primaverile

Mettendo insieme i dati dei tre mesi primaverili, il risultato che ne scaturisce è a dir poco preoccupante a causa del fatto che hanno mostrato tutti e tre notevoli e persistenti anomalie positive riguardo le temperature e altrettanto notevoli e ostinate anomalie negative delle precipitazioni. Questi scostamenti dalla norma hanno riguardato indistintamente tutto il territorio, con un maggior peso sulle regioni settentrionali e occidentali del Paese a causa della particolare configurazione della circolazione atmosferica primaverile che è stata caratterizzata dalla frequente presenza di strutture anticicloniche nelle zone centrali e occidentali del continente. L’anomalia termica pari a +1.3°C porta questa primavera sul podio al 2° posto fra le primavere più calde degli ultimi 60 anni a pari merito con quella del 2001 (la primavera del 2007 per ora resta saldamente al 1° posto). Anche il notevole deficit pluviometrico di -39% fa salire la primavera 2017 sul podio fra le primavere più secche degli ultimi 60 anni, e più precisamente al 3° posto dopo quelle del 2003 e del 1997. Da una stima del deficit primaverile di quest’anno mancherebbero all’appello circa 20 miliardi di metri cubi d’acqua sull’intero territorio nazionale.

 

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