Estate 2017 come quella del 2003?

siccità caldo Giugno 2017 è stato il secondo più caldo di sempre dopo il rovente 2003. Un dato interessante: il legame tra primavera secca e ondate di caldo

 

 

Siamo entrati nel pieno della terza ondata di caldo intenso della stagione estiva e la mente torna all’estate del 2003, in assoluto il periodo più caldo della nostra storia recente. Ma questo paragone è corretto? Quanto la situazione attuale è simile a quella di quattordici anni fa?

L’Anticiclone Africano – affermano i meteorologi del Centro Epson Meteo – fu l’assoluto protagonista dell’estate 2003, con gravissime conseguenze: si stima che in quei mesi il caldo estremo in Europa abbia causato, soprattutto tra le persone anziane, circa 25.000-30.000 decessi. La siccità, inoltre, colpì pesantemente anche la nostra agricoltura e coltivazioni tipiche, come il mais, vennero infestate da micotossine a causa delle alte temperature. Anche l’attuale intensa ondata di caldo, come sempre accade in questi casi, è stata causata dall’espansione verso il Mediterraneo e l’Europa centrale dell’Anticiclone Africano, la stessa struttura che ciclicamente porta sul nostro Paese aria caldissima di origine sub-tropicale. La caratteristica che ha reso eccezionale e unica l’estate del 2003 è stata la persistenza delle ondate di caldo, che si sono susseguite sull’Italia quasi senza interruzione da maggio fino a settembre. Nel 2003, nell’arco dei tre mesi di giugno, luglio e agosto, a Milano i giorni con temperatura massima inferiore a 30 gradi sono stati solamente sette.

Il giugno appena trascorso è stato eccezionalmente caldo, salendo al 2° posto e declassando quello del 2012 al 3°. In cima alla vetta resta sempre lontanissimo il giugno del 2003.
Queste le anomalie termiche dei tre classificati rispetto alle medie 1981-2010:

1° posto: +3.9°C giugno 2003
2° posto: +2.5°C giugno 2017
3° posto: +2.0°C giugno 2012

Nonostante quest’anno sia stato indubbiamente molto caldo, c’è quasi un grado e mezzo di distanza dal 2003. Le similitudini con il 2003 però sono almeno due: giugno è arrivato dopo una primavera notevolmente secca (condizione che innesca più volentieri le ondate di caldo) e un totale di due ondate di caldo.

Legame tra primavera secca e ondate di calore

È interessante a questo punto spiegare brevemente il meccanismo, che si potrebbe definire perverso, che lega una primavera secca alle ondate di calore.
Capiamo meglio questo secondo aspetto: i suoli umidi si riscaldano in modo minore rispetto a quelli secchi, perché una parte dell’energia in arrivo dal sole viene utilizzata per l’evaporazione dell’acqua presente nel terreno. Questa parte di energia viene comunemente chiamata calore latente di evaporazione.
D’altra parte i suoli aridi utilizzano gran parte della radiazione solare per riscaldarsi, ne consegue che anche l’aria sovrastante tenderà a riscaldarsi in modo maggiore.
Se l’umidità del suolo è limitata, come potrebbe accadere nelle situazioni con scarsa precipitazione, tutta o quasi l’energia derivante dalla radiazione netta al suolo è utilizzata per il calore sensibile e ciò aumenta la temperatura dell’aria.
In genere l’umidità del suolo varia lentamente: di conseguenza l’accumulo stagionale di acqua nel suolo porta ad un effetto memoria su tempi scala dell’ordine di settimane e persino mesi. In questo senso assomiglia ad effetti tipici di altre variabili, quali, ad esempio, la temperatura superficiale del mare. L’umidità del suolo è dunque una componente importante del clima. Gli scenari del prossimo futuro in termini di cambiamento climatico ed effetti sulle estati sono inquietanti, con il combinato disposto tra un aumento delle temperature sulle nostre aree e la riduzione dell’umidità del suolo in vista di una riduzione delle precipitazioni nei periodi precedenti l’estate stessa.”

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