Equinozio di Primavera: addio alla tradizione del 21 marzo!

Equinozio  L’equinozio avviene due volte all’anno: in marzo e in settembre. Dal 2018 l’equinozio di primavera sarà sempre il 20 marzo, in alcuni casi il 19.

 

 

Il termine “equinozio” deriva dal latino aequinoctium. Questo termine, a sua volta, trae origine dalla parola aequa-nox, ossia “notte uguale” in riferimento alla durata del periodo notturno che è uguale a quello diurno. L’equinozio, infatti, indica il momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore. Abbiamo l’equinozio due volte all’anno: in quei due giorni, le ore di luce sono uguali a quelle di buio in tutto il Pianeta. Ogni equinozio, indicativamente, arriva sei mesi dopo il precedente. In particolare, l’equinozio cade nei mesi di marzo e di settembre. L’equinozio di primavera segna, per convenzione, l’inizio della Primavera Astronomica (la Primavera Meteorologica, infatti, inizia ufficialmente il 1° marzo di ogni anno), mentre l’equinozio di autunno indica l’inizio dell’Autunno Astronomico (l’Autunno Meteorologico ha inizio, annualmente, il 1° settembre). Naturalmente, l’equinozio di marzo- mentre nell’emisfero boreale segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera-, nell’emisfero australe indica la situazione opposta: la fine, cioè, dell’estate e l’inizio dell’autunno. Lo stesso dicasi per l’equinozio di settembre: quest’ultimo, nell’emisfero boreale segna la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, in quello australe la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

Equinozio

L’asse di rotazione terrestre non è perpendicolare al piano di rivoluzione orbitale intorno al Sole, essendo rispetto a questo inclinato mediamente di 23°27′ (anche chiamata inclinazione del piano orbitale su quello equatoriale). Questo significa che la luce del Sole non arriva mai, in ogni istante, con la stessa angolazione: varia, anzi, costantemente. È significativo notare come la parola “clima” derivi proprio dal greco κλίνω cioè “piegare, inclinare”, riferito all’inclinazione della superficie terrestre dall’Equatore ai Poli: ecco perché ogni fascia longitudinale presenta un suo specifico clima, dal più caldo (in prossimità dell’Equatore) al più freddo (in prossimità dei Poli). Tutto ciò in dipendenza dall’angolo di incidenza dei raggi solari.
Durante gli equinozi l’asse di rotazione terrestre si trova perpendicolare alla direzione dei raggi solari e quindi in ogni punto del pianeta la durata del giorno è uguale a quella della notte: tutto ciò, eccezion fatta per i Poli, dove, nel giorno dell’Equinozio, il sole rimane per 24 ore radente l’orizzonte. L’equinozio di marzo (cioè quello di primavera nell’emisfero boreale) è anche detto “punto vernale”, punto dell’Ariete o punto gamma (dalla lettera minuscola greca γ, la cui forma ricorda, appunto, la testa di un ariete), anche come simbolo tradizionale astrologico), mentre l’equinozio d’autunno, a settembre, viene anche chiamato punto della Bilancia (o punto omega Ω). Tale notazione, di derivazione astrologica, oggi non è più valida, in quanto, a causa della precessione degli equinozi (a sua volta dovuta alla continua variazione dell’orientamento dell’asse terrestre), tali punti non si trovano più nella costellazione da cui prendono il nome: attualmente infatti, all’equinozio di marzo, il Sole si trova nella costellazione dei Pesci (e dovrebbe entrare nell’Acquario nel 2600) mentre a settembre si trova nella Vergine.

Rotazione della Terra

Come la maggior parte di noi sanno, è tradizione affermare che “la primavera inizia il 21 marzo”. Ciò significa che, nell’immaginario comune, l’equinozio di marzo, finora, è caduto per lo più il 21 del mese. Da quest’anno, però, la tradizione sarà costretta a cambiare. Abbiamo chiesto il motivo al nostro esperto Simone Abelli. “Nel 2018 l’equinozio di primavera sarà il 20 marzo alle 17:15 ora locale– afferma il meteorologo-. Occorre abituarsi al giorno 20 marzo, poiché in questo secolo l’equinozio primaverile non avverrà mai più il giorno 21 marzo, con buona pace di chi è tradizionalmente affezionato a tale data. Anzi, se fino al 2047 sarà solo il 20 marzo, dal 2048 potrà avvenire qualche volta anche il 19 marzo. Dall’inizio di questo secolo l’equinozio è capitato il 21 marzo solo in tre occasioni: nel 2003, nel 2007 e nel 2011. A dire il vero- sottolinea- l’ultima volta, nel 2011, considerando l’ora universale (UTC) e non quella locale, l’equinozio si è verificato già il giorno 20 (alle ore 23:21 UTC che corrispondono alle 00:21 locali del giorno 21). Lo scostamento rispetto alla “tradizione” è originato dalle correzioni che vengono attuate sul calendario gregoriano (in vigore dal 1582) per far tornare i conti fra il moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole e il ciclo delle stagioni. In pratica, sulla base del precedente calendario giuliano che, come sappiamo, prevede l’aggiunta di un giorno (in febbraio) ogni 4 anni nei cosiddetti anni bisestili, è stata introdotta l’ulteriore correzione che consiste nel non ritenere bisestili gli anni secolari non divisibili per 400 (come il 1700, il 1800, il 1900, il 2100 e così via). L’effetto dell’anno bisestile è quello di spostare indietro di circa 18 ore nel calendario la data dell’equinozio, dopo i graduali spostamenti in avanti di circa 6 ore negli anni normali. A conti fatti, a lungo andare questi spostamenti indietro generati dagli anni bisestili risulterebbero eccessivi, così, come accennato, una volta al secolo, per tre secoli su quattro, viene saltato un bisestile proprio per compensare questo eccesso. E qui veniamo al punto. Dato che l’anno secolare 2000, essendo divisibile per 400, è stato bisestile- conclude l’esperto- di fatto sta proseguendo senza compensazioni secolari lo spostamento indietro della data dell’equinozio, spostamento che, come già accennato, ha portato all’abbandono del 21 marzo come riferimento che resterà nei ricordi del passato fino a quando, nel 2100, il salto dell’anno bisestile non ripristinerà il calendario come una volta”.

Primavera

 

 

 

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