Erosione: a rischio quasi 800 chilometri di costa

erosioneDei 7.500 chilometri di costa italiana quasi 800 sono ad elevato rischio erosione. L’allarme rosso è stato lanciato dai Geomorfologi italiani per Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Molise.

 

 

 

Il 54,1% di coste italiane è interessato da processi di erosione costiera ed è in Calabria la situazione più critica: qui sono a rischio 278 km di costa (il 60,9% del totale regionale). In Basilicata, Puglia e Molise, invece, a rischio rispettivamente il 57,6%, il 55,1% ed il 52,8%.
L’erosione costiera è il risultato diretto e indiretto di alterazioni del ciclo dei sedimenti, determinate da cause naturali ma soprattutto da cause provocate dall’azione dell’uomo. Dall’elaborazione del Ministero dell’Ambiente emerge che gli effetti più eclatanti di erosione si osservano soprattutto dopo il manifestarsi di mareggiate, infatti, su molti tratti ormai basta un singolo evento per provocare decine di metri di arretramento della linea di riva.

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“L’erosione delle coste – spiega Micla Pennetta, coordinatrice dei Geomorfologi della Campania e docente di Dinamica e di Difesa delle coste presso l’Università Federico II – è un problema grave che interessa soprattutto le regioni del Sud Italia, ma anche il Centro-Nord non ne è esente: qui le regioni maggiormente interessata sono le Marche con il 48% di coste interessate dal fenomeno, l’Emilia Romagna con il 31,4%, il Veneto con il 37,3%, la Toscana con il 39,3%, la Liguria con il 16,7% e la Sardegna con il 14,5%”.

Erosione, quanto è andato perso?

Il bilancio è fortemente negativo. Secondo l’ultimo studio del Ministero dell’Ambiente tra il 1960 e il 2012, risulta che la costa italiana ha subito, lungo tratti per complessivi 1534 km (23%), un arretramento quantificabile in 92 km quadrati; mentre, lungo tratti complessivi di costa di 1306 km (19%), ha registrato un avanzamento di 57 km quadrati.
Un risultato significativo delle nuove elaborazioni è rappresentato dalla progressiva perdita di sedimenti in corrispondenza delle foci dei principali fiumi italiani. Questo è il principale sintomo della continua riduzione degli apporti sedimentari dai corsi d’acqua, a cui consegue l’indebolimento dei corpi sedimentari che formano le spiagge sommerse.

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